[message type=”info”]Foto a cura di Marco Sala[/message]

Ogni volta che scorrono le immagini delle Winter Paralympics di Sochi non si riesce a trattenere un misto di ammirazione e stupore davanti alle performances di questi giovani che gareggiano nelle stesse discipline in cui qualche giorno prima si erano cimentati i “normali”.

Noi abbiamo scelto di seguire Sochi e di condividere con voi (qui su Facebook), quasi quotidianamente, le foto di Marco Sala, reporter ventiduenne, amico di Vitalia e inviato in Russia con NessunoPress. Ci piacciono le Paralimpiadi, insomma. Perché?

Da anni sosteniamo l’idea di ability training, una nuova metodologia di allenamento che consiste nel migliorare tutti quei fattori che si traducono in efficienza del movimento come sintesi di capacità di base (forza, resistenza e flessibilità) e di qualità più specifiche (coordinazione, rapidità, controllo del core, propriocettività).

Facile dunque capire perché siamo affascinati dalle Paralimpiadi: sono una straordinaria dimostrazione di abilità.

un fondista in azione

Confesso, ed uso la prima persona per assumere personalmente la responsabilità di quanto dico, che per lungo tempo ho detestato la locuzione “diversamente abile”: mi suonava falsa e ammantata di quel “politically correct” che cerca di rendere le cose dure e scomode, più presentabili. Ho pensato spesso che chiamare un amputato o un paraplegico o un cieco “diversamente abile” fosse un atto di pietismo.

Ho cambiato idea, ho guardato e sto guardando le gare con la lente delle “abilità” e riconosco che non può esistere un modo migliore per definire questi Atleti di “diversamente Abili”.

Solo una grande abilità, o meglio una somma di grandi abilità, può farti gareggiare su una pista ghiacciata  ai cento all’ora (ed oltre!) con due gambe, due braccia e due occhi perfettamente funzionanti.

Solo un immenso bagaglio di “diverse Abilità” ti può far fare le stesse cose, con un arto o due occhi in meno.

La sciatrice americana ha conquistato la medaglia di bronzo nel superg standing

Avevo sfiorato l’esperienza tanti anni fa, un’estate in cui collaboravo come medico con una scuola di sci che organizzava corsi agonistici sul ghiacciaio. A queste settimane partecipavano anche atleti “disabili”, come si diceva allora. Nella goliardia della situazione, un’atleta americana, ipovedente, ci sfidò a gareggiare contro di lei bendati. Accettammo la sfida. Ricordo che dopo 50 m di discesa mi strappai la benda dagli occhi con la testa che girava e una sensazione di vertigine che dai piedi arrivava alla testa. E da allora continuo a riflettere su quanto si debba essere abili per scendere su una sola gamba, per far fondo a forza di braccia, per scontrarsi seduti su una slitta in una partita di hockey.

Bisogna essere enormemente abili. Bisogna aver raccolto le abilità rimaste ed averle innalzate ad un livello supremo.

Grazie per questo immenso spettacolo!

Segui Vitalia su Facebook: ogni giorno le foto di Marco Sala direttamente da Sochi.

[button color=”blue” size=”small”]More[/button]

[list type=”plus”]

[/list]

Charlotte chiama Vitalia è una storia di amore per i dettagli. E’ l’incontro digitale-podistico di una runner-blogger e di un medico dello sport 2.0.

Running Charlotte registra ogni km sul suo blog. Vive a due passi da Vitalia, ma ci ha conosciuti su Twitter… quando ci ha cercati non abbiamo avuto dubbi: un’atleta così bisogna allenarla online!

IMG_8685

Per questo da oggi il nostro blog ospiterà una sezione speciale con il racconto dei suoi progressi. Di settimana in settimana vi aggiorneremo: i ritmi saranno serrati, abbiamo un obiettivo preciso. Anzi, un traguardo: quello della DeeJay Ten di Firenze, il prossimo 18 maggio. La gara richiede di curare alla perfezione ogni aspetto della corsa: sono solo dieci km, bisogna andare a tutta.

Il lavoro di Charlotte si dividerà in varie fasi, e prevede, oltre all’allenamento individuale, test specifici e sedute da Vitalia.

Si parte con un classico test del lattato sul treadmill per verificare la velocità e la frequenza cardiaca a cui correre il lungo, il medio e le ripetute. In base al risultato del test si costruirà anche il programma d’allenamento finalizzato ad una gara ad alta intensità come sarà appunto la DJ10.

Eseguiremo quindi l’analisi biomeccanica della corsa per capire il tipo di corsa di Charlotte e verificare che le scarpe scelte siano adatte al suo tipo. Il test è condotto sempre sul treadmill con il sussidio di un sw che analizza gli impulsi che arrivano da due barre a raggi infrarossi collocate sui bordi del tappeto. Ad ogni impatto del piede, le barre mandano un impulso che viene elaborato dal programma calcolando così tempo di contatto e tempo di volo, tipo di appoggio, simmetria dx-sx, frequenza e lunghezza della falcata. Il tutto è anche filmato con due telecamere che permettono di approfondire, fotogramma per fotogramma, tutte le fasi della corsa.

Da ultimo, si passa alla valutazione della forza e della core stability, perché come abbiamo detto spesso, non si corre solo con le gambe.

Gli esercizi del piano di allenamento di Charlotte serviranno a migliorare la sua tecnica di corsa e la sua stabilità, contribuendo attivamente alla prevenzione di infortuni.

A presto!

Qui puoi leggere l’articolo di Charlotte:

Vitalia chiama Charlotte

Chiamaci per allenarti anche tu come Charlotte.

[button color=”blue” size=”small”]More[/button]

[list type=”plus”]

[/list]

Giorgio Villosio (Torino, 1970) è Guida Alpina iscritto al Collegio delle Guide Alpine del Piemonte dal 2007. Ha arrampicato su tutte le principali pareti delle Alpi, ma anche in Marocco, Turchia e Madagascar; ha sciato in Norvegia e alle Isole Svalbard ma anche sui 4000 dell’Alto Atlante in Marocco; ha inoltre partecipato ad una spedizione al Manaslu (8163 m – Nepal) senza ausilio di ossigeno supplementare e portatori d’alta quota.
Immagine 019

Giorgio, com’è la montagna a 360°?

E’ la montagna come la vedo io: alpinismo (ho salito alcuni itinerari classici delle Alpi Occidentali), arrampicata, goulotte e cascate di ghiaccio, scialpinismo e sci. E’ l’amore di una vita: da bambino i miei genitori mi portavano in gita e una volta in Valle Stretta sono rimasto folgorato. Incontrammo un gruppo di scalatori che tornavano dalla parete dei Militi con la corda a tracollo… anch’io volevo arrampicarmi su quelle rocce verticali!

Il sogno è diventato realtà.

E’ stato un percorso lungo e graduale: sono arrivato a praticare tutte le attività che ruotano attorno alla montagna; ho lasciato il mio impiego ed è diventata una professione, che racconto sul mio sito.

Un bel salto!

Sono laureato in Fisica e dopo 13 anni al Centro Ricerche Fiat il lavoro d’ufficio cominciava a starmi stretto. Il mio socio di montagna (dieci anni più giovane di me) voleva diventare guida. Ho pensato di accompagnarlo: ho partecipato anch’io alle selezioni e le ho superate brillantemente. A quel punto mi sono buttato a testa bassa sui corsi e ho frequentato i quasi 2 anni di lezione.

In che cosa consiste il tuo mestiere?

Come Guida mi occupo di accompagnamento in montagna, a tutti i livelli (dai più facili 4000 m alle pareti più impegnative); di insegnamento dello scialpinismo e dello sci fuoripista; dell’arrampicata su roccia e su ghiaccio. La mia maggiore soddisfazione è vedere negli occhi delle persone quelle stesse emozioni che ho provato io le prime volte.

E poi ci sono le spedizioni.

Sì, organizzo viaggi sulle montagne più belle del mondo: con i miei gruppi sono stato sul Kilimanjaro (5895 m), sui vulcani dell’Ecuador (Cotopaxi – 5897 m e Illiniza – 5100 m), sulle Ande in Bolivia (tra cui  Sajama – 6542 m, Acotango – 6067 m, Potosi – 6088 m, Illimani – 6439 m, Pequeno Alpamayo – 5370 m,) in Himalaya nella valle del Kumbu al cospetto dell’Everest, sul Toubkal e con gli sci sugli altri 4000 m dell’Alto Atlante in Marocco.

gare4

Sei anche un garista?

Sono uno che ha continuamente voglia di misurarsi con se stesso e con gli altri e dal 2001 pratico lo scialpinismo a livello agonistico. Ho gareggiato nelle più prestigiose competizioni europee (Mezzalama – quattro volte -, Pierra Menta, Tre Rifugi, Trofeo Rollandoz…) e nelle classiche cronoscalate notturne con qualche piazzamento nei primi cinque nelle gare regionali (Prali, Ala di Stura, Aquila).

Hai mai allenato?

Lo scorso anno ho preparato una cliente al Mezzalama. L’ho seguita durante la stagione invernale per migliorare la sua tecnica in salita e in discesa e poi abbiamo preso il via insieme. Non so chi fosse più contento, alla fine: se io per aver condotto la squadra a un buon risultato o se lei per aver coronato un suo piccolo-grande sogno. 

Com’è cambiato l’alpinismo negli ultimi quindici anni? E le gare di scialpinismo? 

L’interesse per le gare di scialpinismo è molto cresciuto ultimamente: non ci si improvvisa più. C’è ormai un’attenzione particolare per i materiali: una volta incontravi anche atleti con sci e attacchi da “gita”, adesso non più. Invece sull’aspetto dell’allenamento e della tecnica c’è ancora molto da fare, lì c’è più improvvisazione. 

gare5

Il livello tecnico è basso?

Vedo ancora tanti concorrenti che non sanno far scivolare lo sci, non usano correttamente la spinta di braccia e ad ogni inversione perdono energie e secondi preziosi. Per non parlare poi della parte alpinistica e della progressione con i ramponi. 

Come si fa a migliorare?

Con esercizi mirati si possono correggere gli errori. Per questo con Vitalia abbiamo pensato ad un servizio completo per i “patiti” della montagna: forniamo la preparazione atletica e tecnica per affrontare in forma e in sicurezza questi sport appassionanti. Insomma un’offerta a 360°!

Contattaci per saperne di più.

 

[button color=”blue” size=”small”]More[/button]

[list type=”plus”]

[/list]

 

1066-850x565-Chopok-Resort

Benvenuti nello speciale Montagna di Vitalia Informa. Il dibattito continua sui nostri canali Facebook e Twitter.

Il mondo dello ski-alp sta entrando nella fase competitiva e le prime gare notturne stanno iniziando.

L’allenamento fatto fin qui dovrebbe dare i suoi frutti. In questa fase è tuttavia importante seguire un programma che permetta di continuare a crescere nella condizione e di gestire al meglio il calendario gare.

Stiamo parlando di gare di circa 1000 m di dislivello, spesso senza discesa, corse nelle ore serali.

Come organizzare la settimana di allenamento?

Supponiamo di iniziare dal giorno dopo la gara: questa sarà la giornata di riposo o di recupero attivo, una corsa leggera di 30’ a ritmo di fondo lento (25-30 bpm sotto la soglia) o, a scelta, 30’ di cyclette, associati ad un auto massaggio miofasciale con il rullo (ricordate gli esercizi di Ottobre?).

Il giorno 2 sarà invece da dedicare a una sessione di lavoro finalizzato alla massima potenza aerobica: dopo un riscaldamento di 15’ a ritmo progressivo ma sotto soglia si inizierà una serie di ripetute brevi ed intense organizzate in serie da 5 scatti di 30’’ con 30’’ di recupero a fondo lento; alla fine di ogni serie si correrà per 5’ a ritmo lento. Il lavoro va ripetuto 3 volte ed è possibile organizzare queste ripetute in un tratto in salita o in palestra sul tapis roulant. Associare in questa seduta gli esercizi di core stability (… sapete perchè è importante allenare tutte le abilità?).

Il giorno 3 sarà dedicato ad 1 h di corsa a ritmo medio su terreno ondulato o su tapis roulant in palestra.

Il giorno 4 il menu prevede delle ripetute alla soglia in salita: 10’ di riscaldamento e poi 4 volte 5’ alla soglia, con 4’ di recupero a ritmo medio dopo ogni ripetuta. Anche in questo caso le ripetute possono essere fatte in salita o sul tapis roulant. Al termine, ripetere gli esercizi di core stability e di mobilizzazione.

In alternativa al tapis roulant, ci si può allenare sulla cyclette.

Il giorno 5 si svolgerà un allenamento di 45’ a velocità progressiva dal fondo di recupero al fondo medio, quindi 15’ a 30 bpm sotto soglia, 15’ a 20 bpm sotto soglia e 15’ a 5-10 bpm sotto soglia.

Il giorno 6 sarà dedicato al riposo o al massimo ad un allenamento di 30’ leggero e auto massaggio mio fasciale.

Il giorno della gara

Spesso le gare si svolgono nelle ore serali in giorni infrasettimanali ed è quindi molto probabile che si debba lavorare fino a poche ore prima per poi saltare in macchina verso la località dell’evento.

In questo caso la strategia alimentare sarà la seguente. Cena della sera prima con un piatto di carboidrati, pasta o riso, secondo e verdure e frutta, colazione del giorno di gara con cereali yogurt, frutta e pane integrale tostato con marmellata, pranzo con 70 g di pasta o 60 g di riso, bresaola o speck con un panino piccolo di pane integrale, verdura e frutta. In macchina, 1 h e 30’ prima della gara, una fetta di crostata di frutta o 1 gelatina pre-gara.

Riscaldamento

Questo tipo di competizioni, vista la brevità dello sforzo, comporta ritmi molto elevati, spesso sopra soglia. Il riscaldamento riveste perciò un’importanza strategica per essere in grado di partire a tutta. Prevediamo quindi di dedicare almeno 30’ alla fase pre-gara. Iniziamo con 10’ di corsa molto blanda per riattivare la muscolatura dopo il trasferimento in macchina, passiamo quindi a 3’ di esercizi di stretching dinamico.

A questo punto calziamo sci e scarponi e, con la giacca da riscaldamento indossata, facciamo qualche minuto di scivolata in piano, passiamo poi a effettuare 3-4 progressioni di circa 2-3’ rimanendo comunque sotto soglia.

Durante il riscaldamento si sorseggerà una borraccia con maltodestrine per partire ben idratati, quindi via la giacca e pronti a scattare!

[message type=”info”] Buone notizie per gli alpinisti: Vitalia continua la sua collaborazione con la rivista Ski-alper… e il numero di dicembre è già in edicola! [/message]

[message type=”info”] Speciale Silver Skiff-  Due atleti Vitalia si sono distinti nella “Silver Skiff” di domenica scorsa: la campionessa Cristina Rasario, già plurimedagliata ai “World Master Games”, che ha vinto ancora una volta, e il nazionale Giorgio Tuccinardi. Li abbiamo incontrati e li festeggiamo con questo speciale. Di seguito l’intervista a Giorgio, che alleniamo da quattro anni, e qui la chiacchierata con Cristina di qualche mese fa. Siamo fieri di voi! [/message]

“Giorno dopo giorno mi accorgevo di stare meglio. Quando credi in quello che fai vieni fuori alla grande da tutte le situazioni”. Polonia, Campionati del Mondo 2009: Giorgio si blocca in allenamento. Resiste grazie alle iniezioni di antidolorifico; concluse le gare il referto dei medici è chiaro: protusione e lesione del disco. Stop alle gare. Via con il recupero.

Giorgio, come si infortuna un canottiere?

Ogni settimana ci alleniamo con i pesi tre o quattro volte e corriamo 40 o 50 km, oltre al lavoro in barca. Siamo inevitabilmente soggetti a traumi alla schiena anche gravi (tipo ernie) e strappi. Bisogna essere seguiti molto bene dal punto di vista fisioterapico, avere un buon massaggiatore e fare il giusto lavoro a terra per prevenire i dolori.

Che cosa ti è successo nel 2009?

Non sono uno portato all’allungamento e allora lo curavo pochissimo. Seguivo dei programmi che lo prevedevano appena. Dopo il problema in Polonia sono andato dal dott. Massarini e insieme abbiamo cercato una soluzione: gli ho spiegato come funziona il canottaggio e lui mi ha insegnato la ginnastica posturale.

E i tuoi pregiudizi sullo stretching?

Sono guarito e sono diventato più veloce in barca: ho dovuto abbandonarli! All’inizio è stata dura, perché non è facile avere fiducia in qualcuno che ti fa fare qualcosa che non ti piace e che non è frequente nel tuo sport. Da Vitalia hanno avuto pazienza, il clima intimo mi ha aiutato e mi sono lasciato andare. Poi ho capito e anche dopo la terapia ho continuato con gli esercizi: non ho mai più avuto disturbi, solo un lieve fastidio nelle scorse settimane, infatti sto intensificando di nuovo l’allungamento.

Perché è importante l’elasticità nel canottaggio?

Perché riduce il rischio di infortuni. Nel nostro sport è fondamentale sapersi mantenere nel tempo: le carriere in barca sono lunghe!

Tu a che punto sei?

Ho ventisette anni, ho iniziato a remare quando la mia famiglia si è trasferita a Torino. Sono cresciuto nella “Canottieri Armida” di cui sono socio onorario dal 2006. E’ la mia casa: lì c’è il mio allenatore principale. Ci torno appena posso: faccio parte del Gruppo Sportivo Forestale e dal 2003 della Nazionale Italiana. Mi alleno nei centri federali di Piediluco (con gli azzurri) e Sabaudia (con la Forestale).

DSC_8585

Com’è la tua giornata tipo?

Mi alleno due volte: due ore alle nove del mattino, poi di nuovo dalle cinque alle otto di sera.

Sei uno studente?

Sì! Anche se non è stato facile coordinare le due attività mi sto per laureare in Scienze della Comunicazione a Torino. Con un po’ di ritardo…

Quali sono stati i tuoi migliori risultati?

Ho partecipato a tredici Campionati del Mondo, con alti e bassi. Il primo ad Amsterdam è stato una sorpresa: ho vinto il mondiale con il due senza con un ragazzo dell’ “Armida”. L’anno dopo a Eton ho vinto l’oro sull’otto. A Monaco nel 2007 ho vinto il bronzo, sempre con l’otto. Nel 2012 sono arrivato secondo alle Universiadi. Quest’estate di nuovo secondo agli Europei. E poi sono molto soddisfatto dei Mondiali in Corea: noi azzurri abbiamo sfiorato la finale e vinto e la finalina.

Sei già stato alle Olimpiadi?

Non ancora. Le ho sfiorate per due volte. Mi sto allenando per Rio!

Com’è andata la “Silver Skiff”?

Oltre le aspettative! La stagione è appea ripresa ma i nuovi programmi massacranti (sono cambiati il Presidente e i tecnici della Federazione) stanno dando i loro frutti. Ho migliorato il mio personale perchè la fatica di quest’estate sta pagando.

Com’è il canottaggio in Italia?

Viviamo nella povertà totale. I premi per chi vince i Mondiali possono arrivare al massimo a qualche migliaio di euro. Senza contare che per investire su allenamento e innovazione non ci sono risorse.

Anche la Idem si lamentava…

La Federazione non voleva più darle fiducia e allora lei se n’è andata. L’ha allenata suo marito e ha fatto grandi cose fino a Londra.

Qual era la sua forza?

Lei faceva uno sport molto simile al nostro. In questi anni ho passato alcuni periodi di allenamento a Ravenna con Marcello Emiliani, un amico comune, socio del suo stesso circolo: ci si incontrava spesso. Mi ha sempre impressionato la sua capacità di gestione: portare avanti una famiglia e la canoa a quell’età, a quel livello, significa avere una marcia in più. Bisogna conoscere alla perfezione il proprio corpo e poi sapersi regolare sul quadriennio olimpico: serve un grande coach.

Chi si allena troppo scoppia?

Sempre. Nel nostro sport inizi a vincere quando impari ad allenarti.

4 senza PL-Medaglia di Bronzo-Di Somma-Amarante-Motta-Tuccinardi 0011

Quali sono i tuoi riferimenti sportivi?

Ebbesen, un atleta danese di 43 anni. Ha partecipato a cinque olimpiadi vincendo sempre una medaglia: tre ori e due argenti. Non muore mai. E poi Castello Amarante, medagliato ad Atene 2004. Quella con lui è stata la mia barca più importante. Mi ha dato qualcosa in più per affrontare le gare: aveva sempre la certezza di fare il risultato, quando doveva farlo.

Qual è la cosa più bella del canottaggio?

La vegetazione, lo stare all’aria aperta: aprire la testa alla natura e pensare alla propria vita. Vedere sempre posti diversi: penso alla Nuova Zelanda, un paesaggio lunare, lo porto nel cuore. Chiuso in casa potrei appassire…

[button color=”blue” size=”small”]More[/button]

[list type=”plus”]

[/list]

Davide Canavesio, CEO Saet Group, ex Presidente Gruppo Giovani Industriali, anima di Rena, Yes4To, Torino Strategica, imprenditore vulcanico ed esplosivo motore del cambiamento torinese, ci racconta la sua prima maratona di New York. Preparata in due mesi di telefonate con Vitalia nei i ritagli di un’agenda fitta fitta; nel cuore la Grande Mela e una convinzione: le idee hanno bisogno di correre. Ed arrivare al traguardo. Davide Canavesio

Azienda, associazioni, fidanzata, amici. Vivi di corsa o corri da sportivo?

Sono cresciuto giocando a calcio e a tennis, mi piace sciare: in generale ho un ottimo rapporto con la fisicità. Mi sono sempre considerato uno sportivo ma purtroppo il mio lavoro adesso mi lascia pochi spazi per allenarmi: mi è rimasto il golf, che almeno mi costringe a camminare tanto.

Ti piacciono gli sport individuali.

Sì. Sono sempre in mezzo alla gente e nel golf devi stare con te stesso, in silenzio e con concentrazione altissima. Mi aiuta a svuotare la mente e compensare un po’. Come la corsa.

Qual è il tuo percorso di podista?

Ho appena cominciato: lo scorso anno mi sono iscritto alla maratona di NY. Partivo da zero. Mi sono allenato, sono salito su un aereo, l’hanno annullata e sono tornato indietro. Allora mi sono iscritto a quella di Torino e ho concluso i miei primi 42 km in 4h16′. Poco dopo ho smesso di correre e ho riniziato il 2 settembre: ho un appuntamento in sospeso con NY!

Si può preparare una maratona in due mesi?

Non ho velleità agonistiche: la mia unica sfida è arrivare al traguardo. Vorrei capire se posso finirla! E poi godermi la festa: vado con la mia fidanzata e alcuni amici. Sono giorni di riposo e famiglia.

Come ti sei allenato?

Ho passato due mesi di vita religiosa: niente alcool, niente Toscanelli (i miei amati sigari), nutrizione rigorosa. Solo per la maratona si possono fare sacrifici così!

Che sostegno ti ha dato Vitalia?

Con il dott. Massarini abbiamo pensato un piano di sedute da adattare ogni giorno in base ai miei impegni. Mi sono limitato alla corsa perchè non avevo abbastanza tempo per integrarla con la ginnastica. Prima di cominciare mi sono sottoposto a un test del lattato, poi ho corso 3-4 volte alla settimana tra gli 8 e i 12 km in maniera diversa. Nei week end mi sono tenuto i lunghi, in una serie crescente da 12 a 30 km: 12, 16, 20, 26, due volte i 28, poi i 30 due settimane fa. Da allora la fase di scarico, con qualche sgambata ma nulla di più. Il dott. Massarini ha seguito i miei progressi grazie alla piattaforma Garmin Connect.

Cioè?

Dopo ogni corsa caricavo i dati del mio Garmin sul mio profilo e li condividevo con Massarini. Così lui poteva analizzarli e modificare il programma ad hoc. E’ nata un’ottima collaborazione: ci siamo sentiti al telefono quasi quotidianamente, senza bisogno di incontrarci!

marathon_new_york

Che cosa farai da lunedì?

Mi riprometto di continuare a correre!

Ti sei occupato di giovani per l’Unione Industriale e continui a farlo in altre realtà. Quanto conta lo sport nella formazione di un ragazzo?

Credo che abbia ancora una funzione educativa. E’ fondamentale sia nella crescita sia quando da adulti bisogna imparare a districarsi tra mille cose. Lo sport insegna la disciplina: una marcia in più per i ventenni che oggi sono in difficoltà a causa della crisi. E poi non è solo svago, è un’occasione per cambiare prospettiva: soprattutto nei momenti complicati trovare quell’ora per stare in pace con se stessi serve a liberare la testa…

Torino sarà capitale dello sport nel 2015. Da imprenditore, che cosa vorresti per la tua città?

Torino ha vissuto i fasti con le Olimpiadi, ma adesso bisogna dare continuità. Non bastano i singoli eventi: bisogna costruire un circuito di iniziative, un “sistema sport” che proponga un’offerta sempre interessante. Vedo che nel settore running qualcosa si muove, ma manca un progetto integrato. Si scelga un filone e si provi a svilupparlo a 360°, nelle sue varie fasi. Un po’ come si sta facendo con il cinema: dal museo al TFF, alle riprese, alla post produzione: turisti e imprese hanno motivi per visitarci e investire! Guardiamo al modello newyorkese: si sono specializzati nel settore e oggi la maratona muove centinaia di migliaia di persone.

Che ricordo hai di Torino 2006?

Lavoravo all’estero e sono tornato apposta per andare allo stadio alla cerimonia d’apertura dei Giochi. La cosa che mi ha stupito più di tutto? I volontari che ti abbracciano. I volontari delle Olimpiadi sono migliaia di cittadini, tra cui tantissimi giovani, che si impegnano gratis per un progetto. Che bello vedere una cittadinanza attiva!

[button color=”blue” size=”small”]More[/button]

[list type=”plus”]

[/list]


strava

Nell’universo delle app, Strava brilla per la semplicità d’uso e per l’utilità delle informazioni che fornisce agli sportivi appassionati di corsa, ciclismo e triathlon.

Grazie alle funzionalità di uno smartphone, Strava trasforma il telefonino in un computer in grado di raccogliere tutti i dati di un allenamento o di una gara: distanza, profilo altimetrico, velocità media e di picco, calorie, potenza teorica sviluppata e, nel caso di utilizzo di fascia cardio Bluetooth, anche di frequenza cardiaca.

Tutti questi dati vengono archiviati e vanno a costituire il proprio diario di allenamento in cui è facilissimo analizzare le proprie prestazioni, ad esempio su una determinata salita che siamo soliti ripetere in allenamento, o rispetto a tutte le altre persone che l’hanno percorsa.

Strava consente anche di creare un club privato virtuale ed è quello che noi di Vitalia abbiamo fatto.

Basta scaricare l’app ed aderire a Club Vitalia Performance per vedere le proprie prestazioni paragonate a quelle degli altri soci.

E’ gratis! Entrate nel club, più saremo e più sarà divertente.

[button color=”blue” size=”small”]More[/button]

[list type=”plus”]

[/list]

 

 

L’anno scorso avevamo affrontato il tema dell’allenamento muscolare del podista. In questi dodici mesi ci siamo ulteriormente convinti dell’importanza di tale lavoro nell’ottica del miglioramento della performance, della prevenzione degli infortuni e del recupero dagli infortuni.

Il concetto su cui ci stiamo muovendo è quello dell’allenamento delle abilità motorie: un concetto semplice e rivoluzionario al tempo stesso. Si tratta infatti di spostare il paradigma dell’allenamento che finora aveva avuto il muscolo al suo centro e mettere invece il movimento o i movimenti in primo piano.

maratona

In pratica l’allenamento delle abilità motorie ripercorre lo sviluppo delle capacità motorie dall’età neonatale fino all’adolescenza. Si parte dalla posizione prona statica, si passa a quella dinamica (il gattonamento), ci si alza in piedi e, dalla posizione verticale, ci si comincia a muovere. Durante le varie fasi si ricerca costantemente il controllo del core (i muscoli intorno alla vita) e si modificano i punti di appoggio rendendo gli esercizi progressivamente più difficili.

Proseguendo nell’allenamento si introducono altre variabili come la tridimensionalità del movimento e l’uso dei sovraccarichi che aumentano il lavoro necessario a stabilizzare la postura.

Il programma si sviluppa passando da una fase all’altra con i tempi di progressione legati alle capacità di apprendimento individuali.

Qual è lo scopo di tutto ciò? Quello di allenare la muscolatura ed il sistema nervoso che ne comanda le azioni a lavorare in modo sinergico mantenendo stabile il baricentro corporeo e controllando i movimenti di torsione-flessione-estensione del tronco che si succedono ad ogni appoggio.

Qui di seguito un blocco di esercizi specifici per il podista.

sequenze-01

sequenze-02 sequenze-03 sequenze-04 sequenze-05 sequenze-06 sequenze-07 sequenze-08

[button color=”blue” size=”small”]More[/button]

[list type=”plus”]

[/list]

Qualche giorno fa ho scritto che la corsa è uno sport “stupido”, era chiaramente una provocazione e non intendevo certo offendere i praticanti di questa disciplina verso cui nutro passione e rispetto. Volevo piuttosto sottolineare che la corsa richiede metodo e applicazione e che non c’è spazio per improvvisazione e fantasia.

In questo periodo di inizio autunno che precede le grandi maratone di ottobre e novembre, ogni sportivo dovrebbe infatti conoscere con una buona approssimazione i valori della propria prestazione ed usarli per ogni allenamento.

running-78192_1280

Essenzialmente i dati da controllare sono la frequenza cardiaca e il passo al km.

Attraverso test di laboratorio e da campo è infatti possibile conoscere con buona precisione a che velocità e FC impostare i lunghi, i medi e le ripetute.

I lunghi devono infatti essere svolti ad una velocità pari all’80-85% della velocità di soglia ed a una FC compresa tra i 75 e l’80% di quella di soglia.

I medi devono invece essere corsi a velocità pari al 90-93% della velocità di soglia con una FC del 90% circa di quella di soglia.

Le ripetute, parliamo di quelle sui 1000 m, infine devono essere corse a velocità e FC di soglia.

Ma come determinare questa fantomatica soglia anaerobica?

Sicuramente il metodo migliore è rappresentato dal test incrementale con misurazione del lattato, ovvero della concentrazione di acido lattico nel sangue.

E’ noto infatti che man mano che aumenta la velocità di corsa, aumenta la quantità di lattato nel sangue. Questo parametro ha un andamento che dipende da caratteristiche individuali e dal tipo di allenamento svolto.

L’analisi della curva del lattato e della frequenza cardiaca saranno interpretate dal tecnico e forniranno una precisa “fotografia” della situazione individuale e orienteranno il piano d’allenamento.

Al podista non resterà che armarsi di cardiofrequenzimetro, magari con GPS ed iniziare a correre rispettando i numeri.

Mettendo da parte la fantasia.

[button color=”blue” size=”small”]More [/button]

[list type=”plus”]

[/list]

Contattaci per avere informazioni sul test del lattato svolto nel nostro centro

Oggi comincia il Pre-Event del Mondiale di Marsiglia in programma dal 21 al 29 settembre. Jacopo, 22 anni, porterà in barca anche Vitalia.

Anno di nascita 1991. Dopo quanto la prima regata?

A 9 anni ho cominciato con gli optimist, intorno ai 13 è diventato un impegno agonistico e sono passato ai 420. Recentemente il grande salto: 49ers, classe olimpica.

Sei nato in barca.

Quasi. Fino alle medie ho provato di tutto per gioco, poi è scoppiato l’amore. In realtà sono sempre stato innamorato: sono cresciuto nei racconti di mio padre e di mio zio, entrambi professionisti.

Il tuo obiettivo a Marsiglia?

Puntiamo almeno ad un piazzamento nei primi 20. Siamo giovani, nel nostro sport la maturità è intorno ai 26 anni. A me e Umberto (Umberto Molineris, classe 1990, compagno di Jacopo – ndr) manca l’esperienza delle “coppie” più anziane.

La vela non è solo una questione di fisico.

No, anzi, qualcuno non ci considera nemmeno atleti. In realtà è necessario distinguere: la nostra classe richiede una certa prestanza. Siamo in due a fare tutto: o ci muoviamo per manovrare oppure siamo appesi al trapezio. Oppure siamo in acqua e dobbiamo rialzarci…

plazzi molineris

Nelle barche più grandi il ritmo è diverso.

Gli equipaggi comprendono tante persone, e solo chi gestisce le vele fa un vero sforzo, anche se ormai persino la Coppa America sta diventando più fisica (e per questo si sta aprendo ai giovani). Ma l’idea che lo sport non sia faticoso rimane: le barche grandi sono le più famose, le uniche su cui investono gli armatori. La Coppa America è la nostra Serie A.

Quanto vi allenate?

Abbiamo circa 180 giorni di vela all’anno (compresi allenamenti e regate) e la nostra base è il lago di Garda; quando arriva il freddo ci spostiamo in posti più caldi.

Non ti manca il mare quando sei lassù?

No, non ne ho bisogno. La mia simbiosi è con l’aria. Questo sì: dovunque vada studio il vento…

365 meno 180, rimangono 180 giorni.

Tutto tempo che spendiamo per la preparazione a terra. La stagione va da primavera a settembre: in questi mesi cerchiamo di mantenere il fondo che facciamo in autunno e inverno.

Quanto conta per voi la preparazione atletica?

È fondamentale. Per questo dobbiamo proprio ringraziare il dott. Massarini e lo staff di Vitalia. Con loro il miglioramento è stato sensibile e continuo e finalmente abbiamo capito l’importanza di uno stile di vita sano e attivo. E poi siamo più consapevoli del nostro corpo, perché Massimo ci spiega ogni aspetto del programma. Ci ha aperto un mondo (che in Italia dovrebbe essere considerato di più).

Che mondo?

La nostra idea di ginnastica si limitava alla corsa e a qualche peso. Adesso alterniamo al potenziamento l’allenamento funzionale. Ci concentriamo sulla schiena (moltissimo sulla core stability!) che è la parte più sollecitata in barca, insieme alle caviglie e alle ginocchia. A casa, a Ravenna, abbiamo una palestra, ma ci siamo attrezzati con Kettle Bell, palloni, tavolette ecc. in modo che ovunque andiamo possiamo fare un buon lavoro.

Venite spesso a Torino?

Veniamo per i test periodici. Per il resto ci sentiamo sempre al telefono e utilizziamo un software, Restwise, che permette a Massimo di analizzare i dettagli di ogni nostra seduta. Il supporto della tecnologia per noi è indispensabile.

Torniamo al Lago. La vostra giornata tipo.

Sveglia presto, usciamo in acqua verso le otto e mezza. Rientriamo dopo due ore, mangiamo, ci riposiamo e ripartiamo per altre due ore. Poi sistemiamo le barche.

Quanto dedicate alla cura del mezzo?

Tantissimo: deve andare più forte possibile! Nella vela le componenti sono due: l’atleta che conduce (cioè svolge la parte decisionale in base alla tattica e alle condizioni atmosferiche), il mezzo che naviga. Entrambi devono essere performanti.

plazzi molineris2

C’è qualcuno che vi aiuta?

Il nostro allenatore, Luca Bursich, e quello della Squadra azzurra, Luca De Pedrini (Jacopo e Umberto sono in Nazionale – ndr). Poi, in generale, la federazione.

In che acque naviga la FIV?

Nuove. È appena cambiato il Direttore Sportivo e la situazione è un po’ complessa. I fondi sono pochi e non bastano per copiare (come si vorrebbe) i progetti delle federazioni più ricche. E poi il tentativo italiano arriva troppo tardi.

Come va il settore giovanile?

Bene! C’è un continuo ricambio di ragazzi bravi. Manca però qualcosa a livello strutturale che trasformi un talento in un campione. E poi mancano mamme coraggiose: fidatevi! La vela a livello agonistico è uno sport fantastico, che aiuta i vostri figli a crescere e a diventare indipendenti in fretta.

Sogni la Coppa America o il giro del mondo in solitaria?

Per la prima non c’è fretta, si va avanti oltre i 40 anni, chissà. Chi gira il mondo da solo ha tutta la mia stima: spesso sono “eroi” giovanissimi, che suppliscono all’inesperienza con tanto studio e ancora più coraggio (ma non dimentichiamoci che hanno qualcuno più “motivato” di loro alle spalle). Non azzarderei mai un’impresa del genere: non ne sarei in grado e non mi piace l’idea un viaggio così da solo. Le esperienze straordinarie vanno condivise! Insomma, punto alla Volvo Ocean Race, la regata-giro del mondo su barche grandi. Ma prima bisogna vincere una medaglia olimpica: il focus è su Rio.

[button color=”blue” size=”small”]More [/button]

[list type=”plus”]

[/list]